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日志


12月27日

A.G.itazione Dicembre 2006

 
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12月12日

Destra-Sinistra, una dicotomia stanca

Destra-Sinistra, una dicotomia stanca
di Alain de Benoist/Gruppo Opìfice

Gruppo Opìfice. Non è raro imbattersi nell’argomentazione secondo cui quando « da destra » si metta in discussione la dicotomia destra/sinistra – o se ne ipotizzi una riconsiderazione – lo si faccia per confusione oppure per mimetismo ideologico: le vicende della Nuova Destra francese o della stessa cultura delle nuove sintesi ne sono un esempio. Più genericamente si può assistere alla teoria secondo l’« uomo di destra » sia da un parte incline al mimetismo ideologico, e dall’altra cerchi puntualmente di allargare il suo raggio d’azioni « infiltrandosi » in settori culturalmente e storicamente di competenza della sinistra. Inoltre, ogni qualvolta « da sinistra » si prospettano nuove sintesi di pensiero (ad esempio è il caso di Serge Latouche e il suo concetto di decrescita, che si distacca dalla classica idea sviluppista attribuita alla sinistra) ci troviamo nuovamente di fronte ad un’accusa di « mascheramento » di idee fondamentalmente reazionarie. Si potrebbe dunque affermare che l’ipotesi di un rimescolamento delle carte venga aborrito strenuamente da entrambi i lidi. Chi ha dunque oggi un « interesse » a difendere strenuamente la dicotomia? Ha forse questa un « plusvalore politico » (come afferma Alessandro Campi) che offre alla destra e alla sinistra istituzionali le ragioni di un loro proseguimento a prescindere dai contenuti ideologici? Sono in altri termini, dei contenitori maneggiati in funzione elettorale? Di contro, vi è qualcuno che trarrebbe interesse politico a negarla?

Alain de Benoist. Non ho ben compreso la domanda. La destra non mi è mai sembrata particolarmente portata al « mimetismo ideologico » o all’« infiltrazione ». In compenso si è talvolta sostenuto che la contestazione della dicotomia destra-sinistra sarebbe caratteristica di una mentalità di destra! Tuttavia, ciò non è vero in special modo oggi, dato che tale contestazione è egualmente avanzata da sinistra. Ad ogni modo, bisogna finirla con i processi alle intenzioni. O il dualismo sinistra-destra è pertinente all’analisi delle posizioni presenti nel campo politico, o non lo è. Ora, tutto dimostra che tale distinzione non è oggi più operativa. Tutti i grandi problemi apparsi negli anni recenti, sia che si tratti della costruzione dell’Europa, della guerra in Iraq o in Kosovo, delle relazioni transatlantiche, ecc., hanno concretamente rimodellato divergenze che mal si adattano al modello semplicistico destra-sinistra (vi sono a destra così come a sinistra dei partigiani per la guerra in Iraq, a destra come a sinistra degli avversatori di tale guerra, ecc.). La distinzione sinistra-destra è apparsa con la modernità, e con essa cessa di esistere.
Coloro che rifiutano di riconoscerlo, si identificano generalmente nelle due categorie. Vi è -da un lato- chi non riesce ad analizzare il momento storico in cui viviamo, e chi, per pura pigrizia intellettuale, continua a ragionare a partire da questi due termini – « sinistra » e « destra » – come se si trattasse di essenze astratte, valide in ogni tempo e luogo, senza interrogarsi sull’evoluzione dei loro contenuti. Si tratta generalmente di persone che non riescono a comprendere che siamo entrati in un’epoca radicalmente differente da quella che l’ha preceduta. Anziché prestare attenzione a ciò che accade, continuano a guardare lo specchietto retrovisore, vale a dire che impiegano categorie concettualmente obsolete piuttosto che cercare di crearne delle nuove. Vi è d’altra parte la classe politica dominante, che crede ancora oggi alla validità della dicotomia destra-sinistra, poiché essa rappresenta la categoria attorno alla quale l’attività parlamentare si è esplicata fino ad oggi. Tale classe politica ha raramente coscienza delle dinamiche che avvengono indipendentemente dalla loro visione della realtà. Non realizza che le nuove famiglie di pensiero – che appaiono ai giorni nostri, che sono all’interno della più quotidiana realtà o nel dominio intellettuale - non corrispondono nel modo più assoluto ai giochi parlamentari. Non vi è da stupirsi, quindi, del « fossato » che si è creato tra essa e i cittadini. Nell’uno e nell’altro caso, questa attitudine va di pari passo con un vivo senso degli interessi immediati. Appoggiarsi alla dicotomia sinistra-destra equivale al tentativo di salvaguardare i propri privilegi e cullarsi nell’illusione che non sarà affatto necessario cambiare le proprie abitudini e rimettersi in causa in prima persona.

Gruppo Opìfice. Uno dei luoghi politici di più incerta identità (ed al contempo di maggior peso nella crisi della dicotomia) è quello conservatore. Secondo la tesi di Antony Giddens, il conservatorismo – se associato alla sua veste classica ed alla sua etichetta destrorsa – al giorno d’oggi si troverebbe in posizione estremamente contradittoria: sposando appieno la logica liberista, la destra classica avrebbe minato le base della conservazione stessa, introducendo l’elemento disgregante dell’economia di mercato e facendone paradigma dominante. Il sistema economico liberista, orientato al verbo di continuo sviluppo e del progresso, è per sua natura la maggiore forza in grado di distruggere le sensibilità tradizionali alle quali la destra si richiamerebbe sul piano morale. L’attacamento ai valori della « famiglia » o della « patria » sarebbe dunque soltanto un retaggio culturale passato, utile soltanto in termini di consenso politico, e difesa secondo una logica «fondamentalista». Di contro, ad assumere i connotati di una conservazione sarebbe ciò che rimane degli scenari socialisti, avvezzi ad una seppur tenue difesa dei baluardi dello stato sociale. Qual’è la Sua opinione in merito? E’ inoltre a Suo avviso ancora ed altrettanto efficace il binomio conservazione/progresso per delineare lo scenario politico futuro?

Alain de Benoist. Sono dell’avviso di Antony Giddens: aderendo alla logica del mercato, i conservatori hanno messo il dito in un ingranaggio il cui principale risultato è la distruzione di tutto ciò che vorrebbero conservare. Vi è comunque da ricordare che la parola « conservatore » è piuttosto ambigua, in quanto non riveste lo stesso significato in tutte le realtà geografiche/politiche. In Germania e nei paesi anglosassoni, i «conservatori» costituiscono da lungo tempo una famiglia politica che si designa essa stessa con questo termine, attribuendo dunque ad esso un senso positivo. In Francia, viceversa, il termine ha acquisito da tempo una dimensione intrinsecamente negativa, pertanto nessun’uomo politico si qualifica personalmente come «conservatore».
In tutti i casi, la principale questione che si pone è evidentemente il sapere che cosa i conservatori vogliono «conservare». Gli esempi della «famiglia» e della «patria» sono molto equivoci. La famiglia - che lo si voglia o meno - non è altro che il riflesso della società globale. Ha inoltre perso progressivamente importanza man mano che i compiti principalmente appartenenti ad essa (l’educazione, l’assistenza e la solidarietà, la cura degli ammalati) sono stati ripresi o trasferiti ad istanze istituzionali o sociali. Riguardo alla stessa educazione dei bambini, essa conta sempre meno: la maggior parte di essi è oggi più «formata» dalla televisione che dai propri genitori. Quanto alla nozione di «patria», essa tende a perdere qualunque significato in una società dove i valori, non negoziabili, retrocedono costantemente a beneficio degli interessi. Infine, è certo che le nozioni di « conservazione » e di «progresso» non si distribuiscono più sullo scacchiere politico come avveniva nel XIX ° secolo, il che contribuisce ulteriormente a relativizzare la dicotomia sinistra-destra. I partiti più «conservatori» sono oggi quelli ecologisti, in quanto cercano di preservare innanzitutto i luoghi naturali dall’azione distruttrice del «progresso». Si ricongiungono poi con coloro che –a sinistra- rimettono in discussione le idee di «crescita» e «sviluppo». Allo stesso tempo, sono gli ambienti liberali che costituiscono oggi il principale vettore dell’ideologia del progresso: in ogni parte del mondo, d’altronde, sono i partiti di destra che favoriscono e sostengono maggiormente la globalizzazione.

Gruppo Opìfice. Da più parti è ormai ritenuta quasi retorica la contrapposizione tra sinistra e destra. Non si riesce tuttavia a superare in « toto » questo falso dualismo per via del fatto che continuano ad esistere movimenti e partiti che a queste categorie fanno riferimento. Esse pertanto, nonostante siano minate tanto dall’esterno quanto ormai anche dall’interno, assumono un ruolo comunque centrale nella dialettica politica e metapolitica. A questo punto, potrebbe essere utile – in chiave metapolitica – appoggiarsi ad essi ed eventualmente ricercare al loro interno personalità da coinvolgere nell’attività metapolitica? Diversamente non si rischierebbe di spingere l’azione metapolitica e/o non conforme, fuori dai canoni del fruire politico, che rimane nonostante tutto il campo principale in cui ci si gioca una forte visibilità?

Alain de Benoist. La risposta a tale questione è contenuta nel fatto che un numero sempre maggiore di cittadini prende le distanze dai partiti « di destra » e « di sinistra », poiché essi non riescono più a definire ciò che li distingue o più semplicemente perché essi stessi non vi si riconoscono più. Questa è la principale causa di quella che è chiamata “crisi della rappresentatività”. I grandi partiti rappresentano esclusivamente se stessi, e i cittadini scoprono la vera vita altrove. Nasce dunque una questione riguardo a forme alternative che possono aver luogo nella realtà politica (e non soltanto metapolitica). Riguardo a questo punto, il mio pensiero non è cambiato : le iniziative politiche devono esser prese, simultaneamente, in primo luogo sul piano locale, in modo da rianimare il legame sociale e da creare nuovi spazi pubblici ad un livello più vicino alla gente, in seguito sul piano sovranazionale, il solo in grado di far fronte alle sfide planetarie attuali, con l’obbiettivo di regolare la globalizzazione e lavorare per l’avvento di un mondo decisamente multipolare.

 

12月7日

SONDAGGIO SULL'ATTUALE CONSENSO DEI PARTITI

monitoraggio dell'andamento del consenso dei partiti politici aggiornato al 05/12/06
calcolato in base ai sondaggi politico elettorali pubblicati sul sito del Governoù
 
GUARDA IL SONDAGGIO:
 
http://nuke.politicalink.it/sondaggiometro/tabid/54/Default.aspx 

A.G.itazione

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12月6日

Incidenti stradali: Meno morti e feriti, ma provincia sempre prima

 Incidenti stradali:  Meno morti e feriti, ma provincia sempre prima   
 
      Chissà se con la nuova arteria che collegherà Teramo alla costa gli incidenti stradali si ridurranno ulteriormente? Frattanto qualcosa è già cambiato: sulle strade teramane ci sono meno morti, meno feriti ed anche meno incidenti. Ciononostante il nostro capoluogo guida la classifica regionale per i deceduti: con i 37 morti registrati l’anno passato, Teramo distanzia Pescara di due lunghezze; Chieti, invece, è posizionata a quota 30 e L’Aquila a 26. Da noi i crash automobilistici sono stati 1.182, stessa cifra di Pordenone e Imperia, solo per fare un esempio, ma con un numero nettamente superiore di feriti, e nel caso del capoluogo ligure anche di morti. Per tornare dalle parti del Gran Sasso possiamo vantare in fatto di mortalità gli stessi numeri di Macerata ma superiori ad Ascoli.
      La nostra provincia slitta di un posto, quando si conteggiano solo gli incidenti mortali: 30 contro i 32 di Pescara, con 37 morti e altrettanti feriti. In generale, le città si confermano i luoghi dove si riscontra la maggior parte di incidenti e di feriti; febbraio rappresenta un periodo relativamente tranquillo per le nostre auto e salute, mentre luglio si tinge di nero per la frequenza dei morti sulle strade. Il giorno di
      venerdì è senza dubbio il più infausto, sabato, invece, è quello con più feriti, mentre di domenica si registra la maggior frequenza di morti.
Un consiglio per chi voglia intraprendere un viaggio: martedì e giovedì sono i giorni di più relativa calma. Il picco più elevato di incidentalità si registra intorno alle ore 18, causato soprattutto da stress lavorativo e  da concentrazione del traffico. La maggior parte degli incidenti stradali è rappresentata da uno scontro tra due o più veicoli (76,7%); soltanto il  23,3% degli incidenti avviene tra veicoli isolati. I conducenti morti a  seguito di incidente stradale presentano il valore massimo in corrispondenza della fascia di età compresa tra 25 e 29 anni.
      M.D.Biag.
Mercoledì 29 Novembre 2006 IL MESSAGGERO
12月5日

Poliziotti, forestali, penitenziari e pompieri in piazza

 

A Roma protesta contro la finanziaria: da Teramo due pullman

[04-12-2006]
TERAMO - A distanza di tre giorni, Roma torna ad ospitare un'altra manifestazione, stavolta dei corpi di polizia e dei vigili del fuoco. E da Teramo il contributo al corteo di protesta di domani, è importante: due pullman di poliziotti del Sap. La manifestazione è prevista per domattina: «Per non tornare ad essere i lavoratori di pubblica sicurezza con aumenti da 5 euro pari al tasso di inflazione programmata - afferma Giampaolo Guerrieri, il segretario provinciale del Sindacato autonomo di Polizia (Sap) - e con la chiusura di Uffici interregionali, Scuole di polizia, Questure, è arrivato il momento di far sentire la nostra voce, delle donne e degli uomini che indossano la divisa delle istituzioni democratiche». I poliziotti del Sap, della polizia Penitenziaria (Sappe), del Corpo Forestale dello Stato (Sapaf) e i vigili del fuoco (Conapo), manifestano contro la finanziaria che prevede lo smantellamento degli uffici interregionali, delle scuole di polizia, di alcune questure, degli uffici di specialità (polizia stradale, postale, ferroviaria, di frontiera), soprattutto contro quella classe politica che ha candidato a parlamentari o consulenti del ministero dell'Interno terroristi autori di omicidi di poliziotti.